venerdì 12 febbraio 2016

Il vincolo di mandato e il trasformismo

Recentemente il Movimento 5 Stelle è tornato su un tema molto caro al leader Beppe Grillo ed ai suoi appartenenti: il vincolo di mandato. Tutto nasce dal documento, pubblicato da "La Stampa", in vista delle comunali di Roma, dove tra i dieci punti è prevista una multa di 150 mila euro nel caso in cui il candidato non rispettasse il programma, come una sorta di "danno di immagine" del MoVimento.

Il vincolo di mandato è una norma giuridica non prevista per Costituzione, l'articolo 67 della Carta, infatti, dice che: "ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le funzioni senza vincolo di mandato". Quello che i costituenti hanno chiaramente voluto affermare è dunque che l'eletto non risponde ai suoi elettori, ma ai cittadini, è evidente come il vincolo di mandato sia fondamentale per quelli che sono i principi democratici del nostro Paese, come diceva Costantino Mortati, uno dei relatori: "sottrarre il deputato alla rappresentanza di interessi particolari significa che esso non rappresenta il suo partito o la sua categoria, ma la Nazione nel suo insieme" .
E' vero che ai tempi della prima repubblica l'esigenza di una maggiore "correttezza" verso il partito e quindi agli elettori dello stesso, era meno sentita, grazie all'ideologia che animava il nostro Paese in quel periodo. Non è un caso, infatti, che con la fine dei partiti tradizionali, che conservavano frammenti ideologici più o meno passati e con l'avvento di tangentopoli, l'Italia ha vissuto un rapido ed inesorabile declino ideologico che ha portato chiunque si avvicinasse alla vita politica ad andare dove più gli convenisse, piuttosto che dove animato dall'ardente fuoco ideologico. Il trasformismo politico di un parlamento che continua a cambiare la sua geografia politica ne è l'esempio, ma esiste un solo modo per porre fine a tutto questo, qualcosa che va oltre gli pseudo accordi pentastellati: il voto. Il voto è lo strumento fatale in quella che, come la nostra, è una democrazia rappresentativa, non votando chi cambia casacca, non daremo più loro l'opportunità di farlo, che sia esso un consigliere comunale o regionale e dalle prossime politiche, anche parlamentare, a chiunque fosse stato incoerente e mosso da qualunque tipo di ideale che non sia l'interesse personale, bisognerebbe infliggergli la punizione peggiore, non essere votato.

E' logico però che i 5 stelle, avendo subiti numerosi transfughi ed essendo nuovi arrivati sono più soggetti alle tentazioni delle poltrone, hanno più necessità di tutti a vincolare il mandato dei propri eletti, anche in virtù di quello che sta succedendo nelle amministrazioni locali che governano, giustifico quindi la loro battaglia a favore del vincolo di mandato. Ma non le argomentazioni. Come per esempio quelle dell'on. Toninelli, che in un'intervista alla Repubblica, attribuisce il vincolo di mandato all'epoca fascista, ovvero alla paura di un eventuale avvento di una dittatura come quella fascista, ma non è così perché il divieto del vincolo di mandato (o mandato imperativo) era presente anche nell'articolo 41 dello Statuto Albertino, scritto ben prima dell'avvento fascista e che diceva: "i Deputati rappresentano la Nazione in generale e non le sole provincie in cui furono eletti. Nessun mandato imperativo può loro darsi dagli Elettori".

Personalmente penso che questi accordi o contratti con i candidati siano alquanto inutili, non vedo cosa ne come si possa aggirare ciò che sta al vertice nella gerarchia delle fonti di diritto: la Costituzione italiana.

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