giovedì 15 dicembre 2016

Internet e democrazia

Quanto le bufale, i fake, le trollate, sono compatibili con la democrazia?

Quando si parla di democrazia si pensa erroneamente solo alle libere elezioni, ma quanto sono libere queste elezioni se l'informazione è fake, falsa?

Internet ormai è dominato da questo tipo di notizie, i falsi che spesso hanno titoloni scritti IN QUESTO MODO!!!!, in maiuscolo con innumerevoli punti esclamativi dove spesso scappa anche qualche 1 se non si preme bene il tasto maiusc, per attirare l'attenzione perché ovviamente per il lettore uno che scrive in questo modo avrà qualcosa di urgente da dire e spesso capita anche che i titoli dicono qualcosa che incuriosisce il lettore curioso del tipo: NOTIZIA CLAMOROSA!!!!, ma per sapere il vero contenuto devi entrare per forza nella pagina in questione oppure ci sono quei titoli falsi, così detti "clickbait", ovvero quei titoli che suscitano curiosità per un contenuto scabroso o scandaloso o eccitante, ma in realtà il vero contenuto è completamente diverso, per esempio in un titolo dove si annuncia che presto gli alieni invaderanno la terra, potrete trovare il testo dell'articolo che parla di come si preparano le tagliatelle.

Finché tutto questo esista in situazioni giocose o che comunque che coinvolga argomenti futili è anche accettabile (insomma...), ma il fatto che anche la politica e gli argomenti importanti per la vita pubblica, come una tornata elettorale o un referendum, vengano inquinati da queste notizie false dovrebbe preoccupare non poco. Si sta già preoccupando la Germania, dove pare che per le elezioni del 2017 si sta ponendo problema della regolamentazione delle notizie false sui social media, ma io non capisco perché il mondo di oggi, ultramoderno e tecnologico deve sempre arrivare dopo sulle questioni sociali.
Sarà o no un problema sociale il fatto che notizie false ottengono per un motivo o per un altro milioni di condivisioni e di conseguenza milioni di lettori? Un po' come se quello che dice un ubriaco in un bar lo conoscessero milioni di persone in tutto il mondo e molte di loro lo prenderebbero anche per vero.

Perché quindi non regolamentarle prima queste scorribande di notizie fasulle anche quando riguardavano solo gli alieni o le tagliatelle, perché non si è intuito prima che forse sarebbero stati coinvolti anche argomenti più importanti, mi chiedo come si possa arrivare a permettere che perfino le elezioni o i discorsi di un presidente del consiglio possano, come quella su Gentiloni, essere coinvolti dai fake?

Perché non un introdurre già a scuola un'educazione informatica che non tratti solo di codici binari o su come si usa l'office, ma che invece educhi i ragazzi sin da piccoli all'uso di internet sia per evitare quelle tragedie tristemente note che per sfruttare quell'enorme potenziale che ci offre.
Si tratta proprio di questo, internet è un gigantesco contenitore che se usato a dovere può essere una meravigliosa fonte di benessere sociale, perché si deve rovinare proprio tutto?

Ritorno alla domanda precedente, quanto a queste condizioni la democrazia si può conciliare con un internet drogato da false notizie e false informazioni?

mercoledì 17 febbraio 2016

museo del fascismo: l'importanza di studiare la storia

A Predappio nel 2019 dovrebbe aprire il museo del fascismo che usufruirebbe di 4,5 milioni di euro di fondi pubblici su 5 necessari per istiruirlo. E' una notizia che farà certamente discutere soprattutto se si mettono in gioco le ideologie, ma non credo che quello ideologico sia il punto di vista migliore per discutere dell'argomento, io utilizzerei quello storico-culturale, attraverso il quale non mi sento di giudicare negativamente quello che è il ricordo e lo studio di una parte di storia del nostro Paese, che ha influito e non poco sul processo storico e politico in Italia dal suo inizio in poi, non contando anche l'influenza che essa ha avuto in Europa ed al suo contributo ideologico alla nascita di altri regimi di estrema destra.
Ma cosa si intende per il ricordo? Ricordare non è sinonimo di celebrare ed è ovvio che non può e non deve esserci spazio per le esaltazioni nostalgiche in camicie nere, bensì permettere alla storia di insegnarci che cosa è stato il fascismo e di conseguenza sentirci fortunati di avere la possibilità di fare ciò che all'epoca del ventennio non era permesso ovvero godere delle libertà personali e di partecipare alla vita pubblica esprimendo le proprie idee alimentate dalla fede politica.
Avrei evitato di fare il museo del fascismo, che dovrà situarsi nell'ex casa del fascio, un grosso immobile abbandonato, a Predappio, già luogo di pellegrinaggio di nostalgici che si recano più volte all'anno (nel giorno di nascita e di morte di Mussolini e nell'anniversario della marcia su Roma) nella tomba dell'ex capo del fascimo, però starà alle amministrazioni locali evitare che anche il museo diventi un luogo di ritrovo di chi crede ancora all'ideologia fascista, strumentalizzando ciò che deve essere il ricordo di un pezzo di storia italiana, facendone un uso distorto, glorificandolo anziché studiarlo, imparandone gli errori facendo così in modo di non ripeterli mai più.
Perché la storia è una, anzi forse è la materia più sottovalutata, considerata inutile e noiosa, ma è solo grazie ad essa che possiamo capire perché siamo dove siamo, perché siamo lombardi o laziali o siciliani e in particolare perché siamo abitanti della nostra città o paesino di provincia oppure in generale perché siamo italiani, perché siamo una repubblica, perché siamo stati una monarchia, perché il bicameralismo perfetto, perché il voto è prezioso, perché la nostra lingua.
Le risposte a tutte queste domande (anche se sarebbero infinite altre quelle da porsi) hanno il solo fine di disegnarci un'identità, solo grazie alla nostra identità potremmo sentirci coinvolti dal nostro Paese a tal punto di rispettare le sue leggi, il suo ambiente e le sue istituzioni.
Studiamo la storia!

venerdì 12 febbraio 2016

Il vincolo di mandato e il trasformismo

Recentemente il Movimento 5 Stelle è tornato su un tema molto caro al leader Beppe Grillo ed ai suoi appartenenti: il vincolo di mandato. Tutto nasce dal documento, pubblicato da "La Stampa", in vista delle comunali di Roma, dove tra i dieci punti è prevista una multa di 150 mila euro nel caso in cui il candidato non rispettasse il programma, come una sorta di "danno di immagine" del MoVimento.

Il vincolo di mandato è una norma giuridica non prevista per Costituzione, l'articolo 67 della Carta, infatti, dice che: "ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le funzioni senza vincolo di mandato". Quello che i costituenti hanno chiaramente voluto affermare è dunque che l'eletto non risponde ai suoi elettori, ma ai cittadini, è evidente come il vincolo di mandato sia fondamentale per quelli che sono i principi democratici del nostro Paese, come diceva Costantino Mortati, uno dei relatori: "sottrarre il deputato alla rappresentanza di interessi particolari significa che esso non rappresenta il suo partito o la sua categoria, ma la Nazione nel suo insieme" .
E' vero che ai tempi della prima repubblica l'esigenza di una maggiore "correttezza" verso il partito e quindi agli elettori dello stesso, era meno sentita, grazie all'ideologia che animava il nostro Paese in quel periodo. Non è un caso, infatti, che con la fine dei partiti tradizionali, che conservavano frammenti ideologici più o meno passati e con l'avvento di tangentopoli, l'Italia ha vissuto un rapido ed inesorabile declino ideologico che ha portato chiunque si avvicinasse alla vita politica ad andare dove più gli convenisse, piuttosto che dove animato dall'ardente fuoco ideologico. Il trasformismo politico di un parlamento che continua a cambiare la sua geografia politica ne è l'esempio, ma esiste un solo modo per porre fine a tutto questo, qualcosa che va oltre gli pseudo accordi pentastellati: il voto. Il voto è lo strumento fatale in quella che, come la nostra, è una democrazia rappresentativa, non votando chi cambia casacca, non daremo più loro l'opportunità di farlo, che sia esso un consigliere comunale o regionale e dalle prossime politiche, anche parlamentare, a chiunque fosse stato incoerente e mosso da qualunque tipo di ideale che non sia l'interesse personale, bisognerebbe infliggergli la punizione peggiore, non essere votato.

E' logico però che i 5 stelle, avendo subiti numerosi transfughi ed essendo nuovi arrivati sono più soggetti alle tentazioni delle poltrone, hanno più necessità di tutti a vincolare il mandato dei propri eletti, anche in virtù di quello che sta succedendo nelle amministrazioni locali che governano, giustifico quindi la loro battaglia a favore del vincolo di mandato. Ma non le argomentazioni. Come per esempio quelle dell'on. Toninelli, che in un'intervista alla Repubblica, attribuisce il vincolo di mandato all'epoca fascista, ovvero alla paura di un eventuale avvento di una dittatura come quella fascista, ma non è così perché il divieto del vincolo di mandato (o mandato imperativo) era presente anche nell'articolo 41 dello Statuto Albertino, scritto ben prima dell'avvento fascista e che diceva: "i Deputati rappresentano la Nazione in generale e non le sole provincie in cui furono eletti. Nessun mandato imperativo può loro darsi dagli Elettori".

Personalmente penso che questi accordi o contratti con i candidati siano alquanto inutili, non vedo cosa ne come si possa aggirare ciò che sta al vertice nella gerarchia delle fonti di diritto: la Costituzione italiana.

giovedì 11 febbraio 2016

Unioni civili e di civiltà, ma la sinistra dov'è stata?

Tra i tanti temi della politica nell'epoca Renzi, i più discussi del momento sono ovviamente le unioni civili e la stepchild adoption presenti nel ddl Cirinnà. Causa anche la presenza del Vaticano e di una forte impronta politica italiana legata ad esso, soprattutto nella così detta prima repubblica, queste tematiche sono state sempre evitate come la peste dalla nostra politica, a ciò ha contribuito anche la non indifferente limitatezza mentale dei nostri governanti.
A me però piacerebbe capire come mai in Europa arriviamo sempre tardi quasi ad ogni cosa, piacerebbe capire perché in Paesi europei con spiccata vocazione cattolica come Spagna o Irlanda questi temi sono stati già affrontati e superati, nel primo il matrimonio omosessuale è legale da oltre dieci anni, nel secondo è stato legalizzato meno di un anno fa con un referendum (primo Paese al mondo) ed in entrambi è prevista la stepchild adoption.

L'arretratezza che ci costringe a rincorrere sempre è dimostrata da questa foto del blog 27esima ora.

Quindi se come detto anche Paesi europei con fortissime radici cattoliche hanno legiferato a favore dei diritti delle coppie omosessuali, viene diminuito non poco il vigore del mito della fede cattolica e conservatrice italiana e quindi subentra la responsabilità politica dei nostri governanti. Da un punto di vista ideologico, il tema delle unioni civili e del riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali è molto vicino alla sinistra ed è quindi indubbio che lo scarso impegno delle forze di sinistra nostrane ha di certo contribuito alla biblica lentezza su cui ci siamo impantanati su questo tema. Perché tirando nuovamente in ballo Spagna e Irlanda si deve dire che entrambi i Paesi hanno avuto, il primo un governo guidato dal socialista Zapatero, il secondo da una coalizione popolare-laburista. La nostra sinistra invece? Troppo impegnata a litigare, a frammentarsi, a scindersi, piuttosto che concentrarsi sui programmi elettorali e sulle riforme sbandierate dell'istruzione, della giustizia o alla lotta all'evasione fiscale oppure come già detto al riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali.

Diritti alle coppie omosessuali, in fondo parliamo di questo, diritti. Le unioni civili non possono e non devono essere considerate nient'altro che una forma di tutela dei diritti civili riconosciuti dallo Stato italiano a chi vuole stare insieme ad una persona dello stesso sesso.
La logica ed ovvia conseguenza delle unioni civili è la stepchild adoption, che non è altro che l'adozione del figlio naturale di uno dei due partner, ovvio che se l'unione diventa legale e vengono stabiliti quindi i diritti e i doveri della coppia, il figlio di uno dei due non può rimanere fuori dalla nuova famiglia formatasi e dai diritti riconosciutogli.

Tornando quindi sulla sinistra di casa nostra, oggi il ddl Cirinnà ha praticamente unito se non tutte, in gran parte le forze progressiste del nostro Paese, ci voleva un governo presieduto Renzi...?

giovedì 11 giugno 2015

Il reddito di cittadinanza

Sento davvero molti politici riempirsi la bocca con la storia del reddito di cittadinanza, soprattutto agli appartenenti dell'area grillina e quelli della sinistra radicale come Sel, convincendo anche parecchie persone sia sulla fattibilità della proposta, sia sul fatto che possa davvero essere una soluzione per elemiare o comunque ridurre la massiccia fetta di povertà che dilania il nostro Paese.
A me però questo continuo chiedere reddito di cittadinanza puzza.

Perché è semplice eliminare la povertà dando dei soldi ai poveri, non ci vuole mica uno statista, ma non è questo il compito della politica! La politica deve creare lavoro, deve dare l'opportunità ad un giovane neo laureato di immergersi subito nel mercato nel mercato del lavoro, senza inutili tirocini non pagati, deve pareggiare a tutti i diritti e difenderli con le unghie e con i denti, deve influenzare di più il mercato, non lasciarlo nelle mani dei soliti potenti.
Questo del reddito di cittadinanza è una bufala populista ed inattuabile, che secondo l'Istat, costerebbe 14,9 miliardi il DDL presentato dal m5s e 23,5 quello di Sel.

C'è poi chi parla degli altri Paesi europei ed in particolar modo della Germania (magari senza neanche sapere cosa sia l'Hartz IV), senza considerate le differenze sostanziali tra noi e loro. Un paragone è impossibile.

Sia chiaro, per me il reddito minimo sarebbe una spinta importante verso una maggiore civilizzazione del nostro Paese, ma io ho come l'impressione che venga usato questo argomento come quando la maestra ci faceva iniziare le interrogazioni con un argomento a piacere, io sceglievo la rivoluzione francese, i grillini il reddito minimo.
Si cerca la strada più semplice e scontata di un problema enorme e molto più complesso.

martedì 2 giugno 2015

Le elezioni e i suoi vincitori.

Per Vendola è un durissimo colpo a Renzi, per Alfano il Nuovo Centrodestra c'è alla faccia dei gufi (dove sia precisamente non si sa), per Salvini la Lega è l'unica alternativa, la Meloni esulta, Renzi pure, Berlusconi rimane a galla grazie alla Liguria con Toti, Grillo nel blog parla del Movimento 5 Stelle primo partito in: Campania, Liguria e Veneto, cosa non vera.

Intanto mentre tutti esultano Renzi e il PD (forse più Renzi che il PD), ha vinto 5 elezioni su 7.
Chi non può esultare è la sinistra radicale, completamente sparita dal panorama politico italiano.

Certamente più votato il partito degli impresentabili della lista Bindi che, come scritto sull'Huffington Post, ha preso quasi cinquantamila voti, anche se pochi seggi. Diciamo che agli italiani piacciono gli impresentabili, non so perché, ma ho questo sospetto.

lunedì 19 gennaio 2015

Il fallimento delle primarie.

L'addio di Cofferati al Pd,  probabilmente sancisce quello che è il fallimento sempre più evidente delle primarie, che io considero sì uno strumento altamente democratico, ma il problema è che lo è troppo. Non mi si fraintenda la democrazia non è mai troppa, però questo strumento dove tutti (ma proprio tutti) possono scegliere il candidato di una coalizione, che sia essa locale, regionale o nazionale, non è proprio funzionale alla coalizione stessa ed i motivi sono diversi.
Per esempio gli esponenti del centrodestra, che magari hanno già un candidato potrebbero votare e far votare per il candidato più debole delle primarie del centrosinistra, in modo da avere vita facile alle elezioni. O magari uno dei candidati alle primarie potrebbe fare un pre-larghe intese accordandosi con gente che possibilmente non lo voterà alle elezioni, per non parlare di chi potrebbe promettere favori a chi è del luogo o addirittura pure a chi non lo è. 
E le liti di partito? Credete che quello di Cofferati sia l'unico malumore emerso dopo delle primarie? Quante coalizioni locali hanno perso perché l'esponente perdente delle primarie e tutta la sua corrente non hanno poi appoggiato il vincente alle elezioni, o nel peggiore delle ipotesi ha pure concorso contro con un'altra lista. Il bello è che tutti accettano le regole, a mio avviso troppo libertine, delle primarie, ma se ne lamentano solo dopo aver perso, lamentando a torto o a ragione, delle irregolarità. L'unico modo per evitare certe questioni interne sarebbe limitare il voto ai tesserati, si risparmierebbero (ma soprattutto ci risparmierebbero) tante lotte intestine, ma senza di esse si sa, non sarebbe più Pd.

Intanto lasciando il Pd, Cofferati fa quello che i vari Fassina, Cuperlo, Civati non hanno mai avuto il coraggio di fare, nascondendosi dietro al fatto di voler cambiare il partito da dentro. Sarà quindi questo il momento della loro personalissima svolta? Obiettivamente ho l'impressione che quello della minoranza e in primis Civati, sia un continuo piagnucolare che non produce nessun risultato. Il ruolo delle opposizioni è fondamentale, ovunque esse siano, però è evidente che quella all'interno del Pd non si rispecchia più nel partito, sicuramente trasformato in toto da Renzi
Sarebbe bene per loro prendere ora una strada netta e decisa: o vista la mancanza di numeri, si adeguano alla maggioranza aspettando il momento giusto (magari senza parlare troppo contro in tv, di ciò che poi puntualmente voteranno favorevolmente in parlamento), oppure affacciarsi a nuove realtà e dimostrare che la loro politica è quella giusta.

martedì 25 novembre 2014

Un anno da Svalutato!

Il 25 novembre del 2013, su lo Svalutato, veniva scritto il primo post. I toni erano incazzati ed incazzosi, dove mi lamentavo della politica e del politico, da lì in poi non mi sono mai allontanato da questo tema, la svalutazione politica, che di fatto ha ispirato questo blog. Magari l'ho solo affrontato in maniera diversa, puntata per puntata, parlando di consiglieri regionali che si azzuffano, della poca coerenza di alcuni politici, come i grillini su Napolitano o di quella del responsabile della comunicazione del PD, renziano doc, quando parlava molto degli alleati del governo Letta e molto poco di quelli (gli stessi) del governo Renzi, passando da Salvini che critica l'Europa, ma che ha votato il trattato di Lisbona.

Ho parlato, magari strappando qualche sorriso, delle biricchinate di Bonanno, del rapporto tra Razzi e la Corea del Nord, o dello stesso le cui risposte spesso non coincidono alle domande e di Di Battista, che si dimostra umano anche lui e guarda una partita nell'aula parlamentare.
Non ho certamente dimenticato un altro fondamentale politico del nostro Paese, ovvero il cagnolino Dudù, prima perché ci facevano sapere che aveva pochi rapporti sessuali, poi fortunatamente si è ripreso con la cagnetta della Biancofiore.

Il 27 gennaio ho fatto un elenco tra chi fosse più o meno presente in parlamento e direi che i risultati non hanno lasciato i lettori molto sorpresi.
Ho cercato di non far mancare le mie riflessioni personali, come per esempio quando mi ponevo domande sul nascente governo Renzi o sull'idea di boicottare i prodotti svizzeri dopo il referendum sul tetto di immigrazione, passando certamente dalle voglie di indipendenza leghista, dall'influenza di Grillo nei social e dalla rivincita dei giovani e degli immigrati a Genova dopo l'ennesima alluvione.

Non è certamente solo la politica ad essere svalutata, lo è anche l'arte per esempio, prima quando un operaio stucca un buco-capolavoro sul muro, poi quando a Bari un'inserviente la scambia un'opera d'arte per spazzatura.

Ho anche fatto degli scoop originali veri e propri, per esempio quando ho scoperto sul giornale La Sicilia come veniva chiamato Renzi (vi metto pure la foto), questo l'avete visto solo qui eh!

Il 16 febbraio ho addirittura aperto una rubrica che ho chiamato "Tema della domenica", che potete individuare a destra. Il progetto iniziale voleva che ogni domenica scrivessi un post che poi diventasse, appunto, il tema della domenica. Purtroppo anche a causa di diversi impegni non ho potuto preparare settimanalmente un tema valido e siccome vorrei che questa rubrica fosse di qualità ho desistito spesso, però spero che gli unici tre post (finora) siano stati interessanti.

Sono presente in diverse classifiche, come quella di Blogbabel o su Teads, dove, oltre a quella generale sono stato inserito nella classifica di satira e umorismo e quella del tempo libero.
Le visualizzazioni sono state a volte poche, a volte molte, ma addirittura anche moltissime, in generale, secondo google analytics, che conta le mie visualizzazioni da gennaio, ho avuto 2.958 visualizzazioni di pagina e 543 diversi utenti e 829 sessioni. Essendo scarsa la mia esperienza da blogger non so dirvi se sono pochi o molti, ma di sicuro sufficienti per farmi crescere un po' nelle varie classifiche e per essere solo un passatempo non è male.

lo Svalutato prima e dopo.
Recentemente nei commenti del mio post sulla rivincita dei bamboccioni ed immigrati genovesi, ho ricevuto un commento, il secondo su questo blog, che così recita: "Mi hai regalato delle bellissime letture. Grazie!". Questo mi ripaga di tante ore davanti al pc a cercare di capire il linguaggio html, inserendo vari widget, pulsanti social, iscrizione sui vari aggregatori e contatori di visualizzazioni, per non parlare della ricerca del logo ideale. Allora dopo ore su paint, gimp e qualche app del Mac, ho partorito prima l'immagine con la scritta rossa e la esse "cornuta", poi più giù quella che adesso è nella home del blog, lasciando immutata la caratteristica fondamentale della esse, ovvero inclinata verso destra (non chiedetemi un motivo perché non c'è!).

Tra politica, satira, post più o meno divertenti e riflessioni, insieme ai codici informatici ed alla grafica, non sono mancati episodi del tutto personali (d'altronde il blog è mio!), che mi piace manifestare più per ricordo della memoria che per esibizionismo.

Insomma, un po' di lavoro c'è stato per essere solo un hobby e dopo 365 giorni e 124 post più o meno originali, eccoci qui a parlare del primo anno di questo blog.

Grazie a chi ha letto e chi leggerà!

lunedì 24 novembre 2014

La crisi del voto e della protesta.

Le ultime elezioni regionali in Calabria ed in Emilia-Romagna, dove si è a malapena superato il 40% di affluenza nella prima (43,8% degli aventi diritto), mentre nella seconda neanche questo (37,7%), fanno capire come la gente si sia un po' rotta le scatole di sfruttare il proprio innegabile diritto di voto. E pensare che qualche difficoltà c'è stata prima di ottenerlo. I politici però dovrebbero riflettere su un concetto importante, sarà mai che forse le persone non vanno più a votare perché tanto non cambia mai niente? E' vero che molti considerano il voto come un optional, non ne sentono l'esigenza come nel periodo post fascismo dove si superava anche il 95%, però non tutto è da attribuire ai diversi contesti storici, perché non sono pochi quelli che non vanno a votare perché sanno che chiunque li dovesse governare, non farà niente di più e niente di meno del suo predecessore.

Quindi astensionismo come forma di protesta. Ma sarebbe una giusta forma di protesta? Per me assolutamente no, no e poi no! Seguendo il ragionamento che chi si astiene sta protestando, è logico che chi ha più potere politico, più radici nel territorio la spunterà, pure facilmente e di solito chi è più radicato nel territorio? Proprio quelli contro il quale si vuole protestare.
Se un elettore, vuole protestare contro la politica, l'arma migliore è proprio votare, ma no votare per i soliti, ma per quelli che ai sondaggi non hanno nessuna speranza, quelle liste civiche che non potranno mai pensare di superare lo sbarramento ed ottenere seggi, ribaltare il sistema mettendo gente che non ha amici politici, che non sa neanche cosa sia una dichiarazione di voto e quasi quasi che non sa nemmeno cosa si deve fare una volta eletti, ma lo imparano a poco a poco.

Questo sarebbe un buon modo di vendicarsi dei soliti politici e delle solite facce.

Recentemente nel Movimento 5 Stelle, soprattutto in Sicilia nel 2012, dove fu la lista più votata e l'anno successivo alle politiche, è stato individuato il partito della protesta dove sono stati eletti oltre cento parlamentari che hanno fatto e stanno facendo una vera e propria opposizione, o ancora meglio (per gli scontenti ovviamente) ostruzione.
Questo per me, è sicuramente il modo migliore per dimostrarsi scontenti.

E' vero che in passato sono pure stati votati partiti che sembravano anti-sistema, ma non si sono rivelati tali, anzi sono diventati veri e propri "partiti", come per esempio la Lega ai tempi di Tangentopoli, la stessa Lega che anche ora sta prendendo molto piede tra gli scontenti e che cavalca l'onda delle tematiche che rendono i cittadini tali.

E' logico che non esiste un sistema certo per ribaltare quello politico, però se i cittadini imparassero ad eleggere se stessi o quelli come loro, che hanno le loro esigenze di contadini, docenti, industriali, impiegati ecc... magari forse almeno il 50% di affluenza si potrebbe pure superare.

venerdì 17 ottobre 2014

Genova, la rivincita dei bamboccioni e degli immigrati.

Dell'alluvione scagliatasi su Genova nei giorni scorsi si è parlato molto (a dir il vero, delle stesse cose se ne era parlato molto anche tre anni fa, ma va beh).
Io non potrei far altro che ripetere tutto ciò che è stato detto e ridetto: cementificazione schizofrenica, il Bisagno, la bomba d'acqua, il tar, la burocrazia, la poca pulizia dei boschi circostanti, il premio ai dirigenti comunali, l'assenza delle istituzioni ecc... tutti quei bei discorsi di moralità e buona politica, che probabilmente verranno archiviati tra qualche settimana per poi essere rispolverati quando ritorneranno tragedie simili in altre città o nella stessa Genova, come appunto, è già capitato.
Ovviamente si è tanto parlato anche degli "Angeli del fango", ovvero persone più o meno giovani scese nelle strade per pulirle.
Io in particolare voglio rendere omaggio a quei ragazzi, la cui classe è considerata come quella dei bamboccioni, mammoni che piangnucolano anziché rimboccarsi le maniche, quella che "non sono come eravamo noi, che dopo la guerra...".

Guardateli qui i bamboccioni


Visto come piagnucolano? Come si nascondono sotto la veste della mammina? Come sono puliti senza una goccia di sudore?
Le rivoluzioni sociali si fanno anche così, le difficoltà mettono in risalto l'animo di tutti, ragazze e ragazzi compresi, non è certamente colpa loro se la mal gestione politica li ha portati a scoraggiarsi e a non trovare vie d'uscita. La loro presenza si sente sempre, eccome.

Ma non sono mica i soli, ci sono anche gli immigrati, quelli che rubano il posto di lavoro agli italiani, quelli che si arricchiscono sulle nostre spalle, a cui vanno molti soldi delle tasse e che portano malattie. Dopo la diffusione sui social di un immagine che raffigurava un uomo che spalava il fango ed un immigrato che lo guardava, non si è fatta attendere la polemica razzista. Però probabilmente alcuni erano troppo impegnati a scrivere frasi razziste su Facebook o Twitter per scendere nelle strade e vedere questo.


La rivincita è anche loro.